lunedì 7 maggio 2012

Domande Parte Ottava + Approfondimento

1) Quale è secondo l'autore la parola chiave della nozione di paesaggio informatico?
a. Contraddizione
b. Funzione
c. Forma
d. Diagramma
e. Complessità

2) Quale è la città fulcro della sperimentazione digitale dopo il 2001?
a. Parigi
b. Seoul
c. Monaco
d. Barcellona
e. Pechino

3) Il sistema che si basa sulla modellazione elettronica è:
a. sommatorio
b. assoluto
c. meccanico
d. autonomo
e. relazionale

4) Cosa è oggi estetica ed etica ad un tempo, sostanza e strumento per la ricerca architettonica contemporanea, così come la trasparenza è stata negli anni venti del Novecento:
a. l'informazione
b. l'interattività
c. la comunicazione
d. l'elettronica
e. l'informatica

5) Chi è considerato il pioniere dei rapporti tra informatica e architettura?
a. Lars Spuybroek
b. Marcos Novak
c. Massimiliano Fuksas
d. Toyo Ito
e. Makoto Sei Watanabe

APPROFONDIMENTO: 
FOLDING/TRACCE DEL PASSATO/TRACCE IMMATERIALI

Il lasciar tracce è insito nell'idea stessa di architettura. Non si può fare a meno di lasciare tracce ed è così che noi ricostruiamo la storia appunto attraverso le tracce del passato. 
Nella società dell’informazione, dove il potenziale si è intrecciato al reale, credo che il tema archeologico sia quello che meglio identifica questa nuova ricerca, in quanto dialoga attivamente in questo “spazio critico” in cui visibile e invisibile, materiale e immateriale convivono. L’architettura, a partire dagli anni Novanta, ha cominciato ad esplorare i mondi del sottosuolo e le sue “memorie”, attraverso la modellazione del suolo, grazie alle tecniche generate dagli algoritmi e dalla filosofia digitale del folding, della piega di deleuziana memoria. Modellare il suolo significa incontrare le cavità informi delle caverne, gli ambienti ipogei preclassici. La filosofia digitale ha ricondotto l’architettura in uno spazio inconscio, in una memoria regressa, archeologica.
Siamo soliti pensare al mondo delle tracce del passato, alle tracce archeologiche come lo spazio della memoria sedimentata, dei segni visibili di un passato eroico, e ancora delle rovine che ci riannodano a una reminiscenza romantica, in cui le cose ritornano, in una lenta dissolvenza, al loro stadio naturale. Ma contemporaneamente, attraverso i testi irrisolti della nostra contemporaneità, noi incontriamo altre rovine, altre macerie. 
Con la modificazione del territorio lasciamo delle tracce, che potrebbero diventare delle ferite. E per evitarlo è necessario anzi sostanziale, in un'ottica di sostenibilità per il futuro del nostro pianeta, confrontarsi con le tracce del passato. No solo, credo sia una delle gradi opportunità che la crisi dei nostri giorni ci offre. 
L'idea di traccia contiene il significato di "segno di un passaggio" o di un evento. 
Si tratta quindi di qualcosa che parla in assenza della cosa o dell'accaduto e in questo caso essa è uno strumento di rappresentazione che testimonia di un esserci incompleto e semi cancellato. le tracce possono essere ricostruite, se scomparse, o inventate, se mai esistite. Ciò dipende dal concetto stesso di esistente. Esistere  significa, dal verbo existere, “levarsi fuori”, “apparire”.L’esistente proviene dal presente, dal passato, dal futuro. 
Anzi, seguendo Sant’Agostino passato e futuro non esistono. Esiste solo il presente e più esattamente il presente del passato, il presente del presente, il presente del futuro. Conseguentemente esisteranno tracce del passato, sia di quello ancora visibile ma anche di quello scomparso, comprese le tracce di ciò che poté essere e non fu; esistono le tracce del presente comprese quelle del presente alternativo; esistono le tracce del futuro, sia di quello possibile sia di quello impossibile. Questa riflessione dimostra che nell’idea di traccia si cela qualcosa di fondamentalmente ipotetico, di sostanzialmente congetturale, di eminentemente progettuale. Quando l’architettura contemporanea interagisce con l’antico, si innescano una serie di domande in quanto l’intervento sulla memoria necessariamente la modifica e le restituisce una nuova identità. Nella prospettiva del "Cutural Heritage", di eredità culturale e non di patrimonio unicamente da custodire, io ho la responsabilità di questa eredità, di doverla tramandare e di doverla anche e soprattutto incrementare. Il rapporto con la storia non può quindi rappresentare unicamente un vincolo ma piuttosto una sfida per la progettazione del nuovo. Il tema del rapporto con le tracce del passato quali tracce immateriali trova una giusta dimensione operativa solo quando, superando la sfera delle ideologie e quella delle opposte ragioni della memoria e dello sviluppo, indirizza positivamente l’azione progettuale ora per differenza ora per empatia, a seconda delle circostanze, ma crea sempre una forte tensione tra le ragioni dell’esistente e le necessità del nuovo.

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