Il tema di ricerca 4 modalità di operare sulle tracce prende in considerazione i rapporti che si generano con il contesto laddove questo è interessato da tracce, memorie e reperti preesistenti.
Gli anni di riferimento sono quelli dei contesti e dei palinsesti in cui il “contesto” appunto è un Leitmotiv e di conseguenza la città storica ridiventa un campo di fondamentale interesse.
La mostra “Roma interrotta” del 1978 pone al centro della riflessione la città di Roma come simbolo vivente di una “città della storia” che si è costruita per frammenti e stratificazioni.
In questi anni infatti l’espansione della città secondo il modello industriale è ormai in crisi e si tende a lavorare nel già costruito con operazioni di ricucitura, di saturazione, di contatto tra preesistente e nuovo.
In questi anni infatti l’espansione della città secondo il modello industriale è ormai in crisi e si tende a lavorare nel già costruito con operazioni di ricucitura, di saturazione, di contatto tra preesistente e nuovo.
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| Costantino Dardi, Roma interrotta, 1978 |
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| Franco Purini, Come si agisce dentro l'architettura:Stratificare, 1985-94 |
L'idea di traccia contiene il significato di "segnodi un passaggio" o di un evento. Si tratta quindi di qualcosa che parla in assenza della cosa o dell'accaduto e in questo caso essa è uno strumento di rappresentazione che testimonia di un esserci incompleto e semi cancellato. le tracce possono essere ricostruite, se scomparse, o inventate, se mai esistite. Ciò dipende dal concetto stesso di esistente. Esistere significa, dal verbo existere, composto da ex e sistere, “levarsi fuori”, “apparire”. Questo contenuto semantico implica quindi una provenienza, un venire da. L’esistente dunque proviene dal presente, dal passato, dal futuro. Anzi, seguendo Sant’Agostino passato e futuro non esistono. Esiste solo il presente e più esattamente il presente del passato, il presente del presente, il presente del futuro. Conseguentemente esisteranno tracce del passato, sia di quello ancora visibile ma anche di quello scomparso, comprese le tracce di ciò che poté essere e non fu; esistono le tracce del presente comprese quelle del presente alternativo; esistono le tracce del futuro, sia di quello possibile sia di quello impossibile. Questa riflessione dimostra che nell’idea di traccia si cela qualcosa di fondamentalmente ipotetico, di sostanzialmente congetturale, di eminentemente progettuale.
Ho selezionato 4 progetti paradigmatici ed individuato 4 possibili modalità compositive di operare sulle tracce.
1)SOTTRAZIONE_Il progetto per le Case parcheggio al Monte Testaccio di Alessandro Anselmi del 1984 è particolarmente significativo del suo modo di operare attraverso il riuso delle tracce della civilizzazione precedente della città che si proietta dalla storia di Roma ai modi della progettazione contemporanea. Il progetto sviluppa un tema molto in voga in quegli anni: un corpo lineare con 2 corpi di fabbrica ai lati di una strada centrale. La distribuzione è rivolta all’interno della linea “ a notevole spessore”, come era chiamata, mentre gli affacci sono all’esterno. Ai primi livelli vi sono le attrezzature comuni e a quelli successivi gli appartamenti di diversa dimensione. Questa architettura si carica di echi quando se ne scavano a fondo le ragioni. L’organizzazione distributiva con il percorso interno a cielo aperto, infatti, rimette in movimento le tracce e i frammenti di Roma. A pochi metri dell’edificio c’è il monte Testaccio, creato artificialmente dall’accumulo dei cocci rotti che gli antichi depositavano dai magazzini del vicino porto fluviale. Il monte è solcato da un percorso ascensionale che trasferito nel nuovo, attraverso la modalità compositiva della sottrazione, diventa l’episodio la citazione, il collegamento che Anselmi cerca. I due percorsi si chiamano l’uno con l’altro, nell’andamento compresso e spezzato e nella tensione verso l’alto: in un caso verso la vetta, nell’altro al tetto giardino.
2)STRATIFICAZIONE_Il progetto per l’University Art Museum della California State University di Peter Eisenman del 1986.
L’intenzione del progetto è che il museo possa essere scoperto e percepito come un manufatto archeologico moderno. La forma dell’edificio deriva dalla registrazione sovrapposta di numerose carte: quella del ranch che esisteva una volta sull’area, la pianta del campus, la configurazione variabile delle linee di faglia, un fiume, un canale, la costa. La stratificazione di queste carte mostra relazioni e analogie che rimanevano in ombra finche si dava maggiore importanza ad altri fattori, come i limiti sociali. Per esempio la relazione che si stabilisce tra il canale e il margine dell’area del museo è simile a quella esistente tra il fiume e l’intero campus. Quindi l’edificio può essere visto come un manufatto che mette in relazione condizioni attuali e condizioni passate, attraverso una catena di allusioni al presente, al passato e alle possibili condizioni future. E’ importante sottolineare che il motore di questo ricco ed intrigante progetto di Eisenman non è solo la tecnica del palinsesto ma anche il between e l’oscillazione. Le tracce infatti entrano in relazione con l’organizzazione spaziale attraverso la cavea diagonale ed il percorso sopraelevato a mezzaluna, memoria della costruzione dei moli della California.
3)ROTAZIONE_Il primo progetto del Jean Arp Museum di Richard Meier del 1990 è situato su un fianco collinare che si affaccia sul Reno, nell’area del castello di Roland. Osservando gli schemi configurativi che abitualmente accompagnano le immagini di tale progetto, una volta indicata la localizzazione dell’area, come guardando attraverso la lente di un mirino telescopico, in coincidenza del punto d’incrocio degli assi, si vede apparire una circonferenza; questo sta a segnalare il ruolo centrale che, il volume ad essa corrispondente, dovrà assumere nella composizione.Su questa prima definita immagine viene sovrapposta una griglia che si dispone in posizione lievemente ruotata rispetto all’andamento del fiume. Essa prende origine da un quadrato inscritto nel cerchio, per poi svilupparsi autonomamente, andando a rompere l’unità e la compattezza dell’immagine primitiva.
Lungo l’orditura della griglia è posizionato un corpo a spina, che ha funzione di galleria e di struttura di collegamento. La sua dimensione complessiva, l’orientamento e la scansione ritmica della sua fronte, derivano direttamente dal passo del trama geometrica a cui fa riferimento. Lo schema andrà complicandosi nei passaggi successivi. Esiste infatti un secondo quadrato ruotato, segnalato dalla posizione della scala esterna e dalla parete-quinta su cui si avvolge ed una circonferenza, traslata rispetto a quella principale, designata dal frammento di figura circolare che attraversa da un lato la parete-quinta e dall’altro il volume interno al cilindro. L’edificio museale risulta quindi formato da due corpi di fabbrica: uno circolare con, al suo interno, un volume cubico che contiene gli spazi destinati all’esposizione permanente, alla sala per concerti di musica cameristica, alla biblioteca, agli uffici amministrativi, al magazzino-deposito; e un secondo volume cubico che ai primi due livelli accoglie gli ambienti per le mostre temporanee e ai piani superiori dei piccoli appartamenti per brevi soggiorni di artisti.Una lunga galleria (formata da una doppia parete), illuminata dall’alto, unisce i due corpi, a cui si accede dalla torre cilindrica contenente un ascensore e dalle scale diversamente dislocate dentro e fuori tale struttura.
4)SOSPENSIONE_ Il recupero del sito archeologico al Castello di São Jorge di Carrilho da Graça ha previsto come primo intervento la chiara delimitazione dell’area attraverso “un’incisione precisa”: una parete in acciaio corten atta a contenere la superficie perimetrale dell’area storica alla sua quota più elevata. Scalinate, percorsi e sedute sono inserite ex novo all’interno dell’area, lontano dalla cortina metallica. Una struttura mobile protegge i resti dei mosaici appartenenti a un Palazzo eretto nel XV secolo, la sua parte inferiore è rivestita da una superficie specchiante di colore nero che riflette trame e decori dei pavimenti. Per la tutela delle abitazioni mussulmane del XI secolo e dei relativi affreschi è stato realizzato un volume sospeso le cui pareti bianche, dichiaratamente astratte e fluttuanti sulle fondazioni, toccando il suolo in soli 6 punti, ricreano le divisioni originarie degli interni, mentre una copertura in legno e policarbonato filtra la luce solare. Alla sera, la luce artificiale sottolinea la linea di sospensione tra le antiche mura e le nuove pareti bianche, dando vita così ad uno spettacolare effetto scenografico. In questo progetto all’ascolto del paesaggio si accompagna l’invenzione e la costruzione di paesaggio. Dove nuovo ed esistente si esaltano a vicenda, manifestando un rapporto reciproco. Significativa, a questo proposito, è come Carrilho Da Graça interpreta la figura del basamento. Il basamento è il luogo di contatto con la terra, dove l’edificio scambia il suo ruolo con il contesto. Questo scambio, che è anche misura della distanza tra nuovo ed esistente, è espresso dal vuoto, da un distacco tra due entità che si vogliono differenti ma anche partecipi.






Questa relazione è soddisfacente per l'ambito che ci siamo dati. Ho trovato in particolare stimolante l'idea di come la Traccia appartenga alla categorie delle "ipotesi" da interpretare, piuttosto che alle certezze da conclamare.
RispondiEliminaInoltre tutta la sua partecipazione al seminario è stata vivace, motivata e di interesse per l'intero seminario.