Peter Eisenman dopo un fase prettamente linguistico - concettuale, nei primi anni ottanta si interessa ad una nuova ricerca incentrata sul “contesto” non in un’ottica eclettico - nostalgica come teorizzato dal Postmodernismo, ma secondo una dimensione concettuale che risiede nell’idea dello “sterro archeologico”, come un disseppellire le storie dei luoghi scoprendo geometrie abbandonate, perdute o soltanto immaginate.
Elabora quindi una nuova ed inaspettata interpretazione di contesto come fonte di uno studio profondo radicato, stratificato che dal passato si proietta al futuro. Lo strumento per questo lavoro si chiamerà tracciato: reticoli spaziali ordinatori, griglie complesse e stratificate come in un palinsesto.
Elabora quindi una nuova ed inaspettata interpretazione di contesto come fonte di uno studio profondo radicato, stratificato che dal passato si proietta al futuro. Lo strumento per questo lavoro si chiamerà tracciato: reticoli spaziali ordinatori, griglie complesse e stratificate come in un palinsesto.
Tali idee, anticipate in nuce nel progetto proposto alla Biennale di Architettura di Venezia per l’area di Cannaregio nel 1978, emergono nel primo progetto che apre questa nuova fase:
l’edificio d’abitazione per IBA al Checkpoint Charlie a Berlino (1981-1985).
Il progetto per questo blocco di appartamenti non nasce solo dalla necessità di soddisfare la pressante richiesta di abitazioni, ma anche per commemorare gli eventi che si sono svolti intorno a quest’area ed il significato che le hanno conferito. Il progetto prevede appartamenti per fasce a basso reddito nell’angolo di un isolato adiacente al muro e a Checkpoint Charlie, il più famoso punto di attraversamento del muro di Berlino.
Gli appartamenti sono serviti da una scala comune posta nel retro e sono distribuiti da un ballatoio che si ripete nei sette piani. I bagni e le cucine sono lungo il percorso, mentre gli ambienti affacciano all’esterno.
Il progetto realizzato non ha la capacità di rappresentare tutti i suoi complessi rimandi soprattutto perché non investe l’intero isolato così come proposto nel progetto di concorso. In quel caso alcuni tra gli edifici preesistenti erano collegati ai nuovi con percorsi ruotati di 15 gradi rispetto alla maglia ortogonale esistente: non un nuovo gioco formalista ma un esercizio geometrico in grado di determinare spazi caratterizzati da una naturale tensione dinamica derivata dall’incrocio dei suoi sistemi associata ad una soddisfacente risoluzione funzionale.
In ogni caso anche il solo blocco realizzato consente di guardare alla città consolidata con occhio diverso.
La proposta di Eisenman infatti, oltre a soddisfare le esigenti norme economiche e funzionali che regolano l’edilizia pubblica berlinese, tende a dare una risposta “unica” al problema del contesto, come già prima accennato, ed al problema del simbolismo.
L’edificio, nel chiudere l’angolo lasciandolo allo stesso tempo aperto, mette a nudo la particolare storia del sito. Tenta di rammemorare un luogo e la sua vicenda contraddittoria: la distruzione della città, la successiva divisione con la costruzione del muro e, insieme, di negare l’importanza di queste memorie. Non si allinea quindi alla corrente postmodernista che considera i luoghi e gli edifici come feticci, i cui frammenti vengono restaurati o ricreati per determinarsi nel nuovo come espressione di nostalgia fatta forma.
L’edificio, nel chiudere l’angolo lasciandolo allo stesso tempo aperto, mette a nudo la particolare storia del sito. Tenta di rammemorare un luogo e la sua vicenda contraddittoria: la distruzione della città, la successiva divisione con la costruzione del muro e, insieme, di negare l’importanza di queste memorie. Non si allinea quindi alla corrente postmodernista che considera i luoghi e gli edifici come feticci, i cui frammenti vengono restaurati o ricreati per determinarsi nel nuovo come espressione di nostalgia fatta forma.
La particolare natura simbolica del luogo si manifesta sia nel tracciato delle piante che nelle facciate. Gli edifici diventano, secondo le parole dell’architetto, strutture “sollevate” da un terreno archeologico. Sono letteralmente fossili fuoriusciti dal piano orizzontale del terreno, che lasciano incise nella terra le tracce della loro precedente esistenza mentre svolgono il racconto della loro storia nelle facciate. Come pure forme esse, non richiamano il passato, non legittimano il presente, né, infine, aspirano al futuro. La scala e la proporzione nascono piuttosto al loro interno. Le piante ed i prospetti rinviano le une agli altri, e nel loro vicendevole riflettersi creano uno spazio di memoria attraverso la sovrapposizione e l’annullamento.
L’architettura esiste in quanto traccia di un tempo “altro” sospeso sul presente come un’epoca archeologica.
L’architettura esiste in quanto traccia di un tempo “altro” sospeso sul presente come un’epoca archeologica.
Il progetto ha vinto il primo premio speciale in un concorso internazionale a inviti del 1981.
Ha ricevuto il Design Award di Progressive Architecture e un premio dal New York City Chapter American Institute of Architects.
Ha ricevuto il Design Award di Progressive Architecture e un premio dal New York City Chapter American Institute of Architects.
ma la pianta del piano terra e quella del piano tipo sono uguali uguali??
RispondiEliminaForse ho commesso un errore nel caricare le immagini. Verificherò al più presto al momento sono fuori Roma.
RispondiEliminaCiao vorrei chiederti se hai qualche sezione dell'opera o se sai dirmi dove posso trovarla Grazie
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