martedì 13 marzo 2012

La perla nel cuore di Manhattan_Il Solomon R. Guggenheim Museum di Frank Lloyd Wright


Era il lontano Agosto del 2004 quando, in occasione di una Summer School alla Columbia University, finalmente dopo anni di studio ho potuto visitare il mio museo preferito.
Ritrovarmi al cospetto di cotanta architettura mi ha letteralmente destabilizzata, l'emozione ha preso il sopravvento e sono scoppiata in lacrime, prontamente immortalate in un video amatoriale dal mio caro cugino Paolo.


Sono passati molti anni ma il ricordo è fisso nella mia memoria, indelebile.
Già dall'esterno mi fu chiaro come l'obiettivo di Wright di realizzare" anything more modern, less stuffy and conventional" era stato ampiamente raggiunto.
Perla nel cuore di Manhattan, il Solomon sorge di fronte al Central Park ed è tra i principali protagonisti della scena architettonica di New York.


L'espressiva forma a spirale rovesciata lo rende un edificio magico, che catalizza l'attenzione dei passanti e la cui singolarità plastica stimola la curiosità del visitatore, attratto e coinvolto nell'affascinante suggestione di piani e vuoti magistralmente articolati dal grande Maestro.

La dinamicità insita nella ricerca dell'arte contemporanea si riflette in una modalità di fruizione altrettanto dinamica. La genesi del progetto avviato nel lontano 1943 ebbe origine dal'incontro tra l'estro creativo di Wright, allora considerato il più innovativo architetto d'America e Solomon Robert Guggenheim ricco filantropo ed entusiasta sostenitore dell'arte moderna. Abbandonata l'ipotesi di progettare un edificio (o un complesso di padiglioni) costituito da corpi di fabbrica bassi immersi nella natura e avendo compreso come i suoi committenti desiderassero edificare il Museo a Manhattan, Wright operando una corrispondenza tra spazio interno e funzione, basa il nuovo museo attorno al concetto di percorso. Alle sequenze gerarchizzate di "stanze" della tipologia ottocentesca sostituisce una rampa. 


Il percorso diventa una rampa che si avvolge attorno al grande cavo interno e che si plasma in volumi esterni a conchiglia. Per spiegare ad Hilla Rebay quale immaginava dovesse essere il tratto costitutivo del nuovo museo, Wright coniò la celebre espressione, tanto suggestiva quanto difficile da tradurre " a wheel chair going around and up and down, troughout."
Scendendo la rampa, ho finacheggiato le opere di Kandinsky, Mondrian e tanti altri, ad una distanza tale da permettere di poterne cogliere però ogni particolare.


Ricordo nitidamente la luce zenitale irradiarsi dal grande vuto centrale e coinvolgermi in un tutt'uno con lo spazio e le opere. Ho vissuto una grande magia dove "anywhere desired: a great calm and breadth pervading the whole place, where there is no stuff". Ed io aggiungerei "only the sanctity of space".







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